La quercia
e il peccatore

Romanzo inedito
di Salvatore Brigante

 

 

- Figliolo -continuò la quercia con fare materno, quasi volesse proteggere l'uomo dal male – sappi… sappi… che in tanti secoli di storia, tanta gente ho visto, tante greggi hanno pascolato alla mia ombra; nobili viandanti hanno riposato le stanche membra, coppie in amore hanno consumato la loro passione. Ho visto anche tanta gente straniera.
- Poi, ancora in modo più sconsolato quasi con rammarico riprese: - Mai come oggi, quando il mio pensiero entra nell' animo degli uomini, tanta malvagità, maldicenze, calunnie, soprattutto calunnie, figliolo, egoismo, pigrizia e povertà di spirito ho percepito.
Solo ricchezze materiali contano per voi umani! Dai tempi di Dante e Petrarca, per citare qualcuno dei tanti che non ci sono più in questa Italia, troppo, troppo sporco ha insudiciato i miei secoli di storia! -

 



Ma vedendo Rocco profondamente turbato soggiunse: - Và… vai, figliolo, non essere in collera con me e quando mi passi accanto per andare al mare a ristorarti dalla calura estiva, guardami con quell'amore che sempre ha accompagnato il tuo sguardo verso me.- Rocco stava per accomiatarsi quando la quercia soggiunse: - Un favore, un favore vorrei, non me lo negare. Vai a chi di cose di natura si interessa e dì che io sto soffrendo, che facciano qualcosa e mi tolgano questo asfalto di torno, che mi irrita le radici e mi rende nervosa, facendomi cadere prematuramente le foglie. Desidererei un lastricato simile a quello di Piazza Pisanelli; respirerei molto meglio sai! Non dimenticarlo! Riferisci, poi, che se non saranno accolti i miei bisogni, non io, che vi voglio bene, interverrò per fare giustizia, ma chi ha già deciso e tutto può senza che nessuno possa fare nulla per ostacolarlo. - Rocco rimase colpito da tanta detenninazione, poi ripresosi dallo stupore, rispose: - Rassicurati nobile vallonea; tu che hai visto principi e decaduti, che hai consumato (…)


Pagina 39