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Romanzo
inedito |
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- Figliolo
-continuò la quercia con fare materno, quasi volesse proteggere l'uomo
dal male – sappi… sappi… che in tanti secoli di storia, tanta gente ho
visto, tante greggi hanno pascolato alla mia ombra; nobili viandanti hanno
riposato le stanche membra, coppie in amore hanno consumato la loro passione.
Ho visto anche tanta gente straniera. |
Ma
vedendo Rocco profondamente turbato soggiunse: - Và… vai, figliolo, non
essere in collera con me e quando mi passi accanto per andare al mare
a ristorarti dalla calura estiva, guardami con quell'amore che sempre
ha accompagnato il tuo sguardo verso me.- Rocco stava per accomiatarsi
quando la quercia soggiunse: - Un favore, un favore vorrei, non me lo
negare. Vai a chi di cose di natura si interessa e dì che io sto soffrendo,
che facciano qualcosa e mi tolgano questo asfalto di torno, che mi irrita
le radici e mi rende nervosa, facendomi cadere prematuramente le foglie.
Desidererei un lastricato simile a quello di Piazza Pisanelli; respirerei
molto meglio sai! Non dimenticarlo! Riferisci, poi, che se non saranno
accolti i miei bisogni, non io, che vi voglio bene, interverrò per fare
giustizia, ma chi ha già deciso e tutto può senza che nessuno possa fare
nulla per ostacolarlo. - Rocco rimase colpito da tanta detenninazione,
poi ripresosi dallo stupore, rispose: - Rassicurati nobile vallonea; tu
che hai visto principi e decaduti, che hai consumato (…) |
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