La quercia
e il peccatore

Romanzo inedito
di Salvatore Brigante

 

 

Le foglie dei pioppi tremolavano, spirava dolcemente un benefico vento di tramontana, che dava sollievo dopo una giornata di fuoco, come una di quelle che si hanno solo al Sud. Sulle "chianche", camminando a piedi nudi, si poteva ancora sentire il caldo che portava una piacevole sensazione con il sopravvenire della frescura notturna. Rocco non riusciva a prendere sonno. C'era qualcosa che lo tormentava, le sue mani battevano nervosamente a ritmi alternati sulle chianche; poi di colpo si fermava e fissava diritto verso il cielo, quasi volesse interrogare le stelle, che quella sera erano numerose. Sembravano tanti fuochi scoppiettanti e particolarmente nervose, come a voler associarsi al tonnento che agitava Rocco. I gatti, in periodo d'amore, miagolavano insistentemente, emettendo suoni incredibilmente umani, alimentando il suo stato di tensione. - Ecco un’altra notte in bianco! - pensò tra sé e sé. - Magari avessi qualcosa da fare! - Guardò di nuovo verso il cielo e si lasciò trasportare dalla sua anima - Come è bello - pensava - sono libero, libero dalla materia, libero dalle torture, libero dalla malvagità umana. Come è bello contemplare le cose del mondo con l'anima. - E si sentì di nuovo leggero leggero come una foglia di pioppo. Visitò castelli, ripercorse le vie che gli antichi Romani avevano tracciato e che avevano ancora nella roccia i segni del passato.
Si fermò anche a contemplare la quercia che si ergeva maestosa ottocento metri prima del bivio, che porta alla Serra ed al Porto. Vista dall'alto, era un'altra cosa. "Un altro mare" avrebbe detto Rocco agli amici.

 





Stupito, s'accorse che parlava il linguaggio degli alberi e disse: - O nobile Vallonea, rammenti? lo sono quell'uomo che nei giorni di particolare arsura, passa sovente di qua, a cercare rinfresco dal caldo estivo, tuffandomi nel mare che un giorno, se crescerai ancora in altezza, potrai vedere anche tu.- - Generoso uomo - tuonò la quercia - forse tu non lo sai, ma i miei anni sono contati. Vecchia e stanca mi sento, da quando quell'asfalto copre le mie radici, che fanno tanta fatica a cercare l' acqua che mi nutre e ti confido anche che ci sono stati dei signori, che tali si reputavano, che un giorno mi volevano ammazzare. Il fato volle che un gentiluomo, colto e deciso, mi salvasse dall'onta del fuoco di un camino.- pag. 1

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