Intervista al cantautore tricasino Salvatore Brigante
Concessa a Salvatore Errico il 3 aprile 2003


Hai presentato nell’autunno 2002 a Thun, in Svizzera, per la prima volta il tuo Cd “Nu stozzu de carta”, ed è stato un successo. Sulla “Pagina”( un settimanale svizzero stampato a Zurigo) del 22 gennaio 2003, è stata pubblicata l’intervista a Salvatore Brigante accanto a quelle del Ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, e dello scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami, autore del film di Roberto Benigni “Pinocchio”; e per finire Radio Uno Svizzera italiana ha mandato in onda nel dicembre 2002 un’intervista al cantautore tricasino Salvatore Brigante. La Svizzera già ti considera un personaggio, che sensazione hai provato?

Io non do molto peso ai personaggi, non per snobismo, ma perché vedo le cose come sono, semplici, come vengono; posso essere lusingato da ciò, ma niente di più.

Non sei mai andato a lezione di musica eppure sei così creativo e innovativo nel comporre la musica delle tue canzoni. Come te lo spieghi?

Io amo scrivere di getto, colgo l’attimo. Sto facendo un esperimento su me stesso su quello che scrivo di getto e ho notato che se si riflette un pochino le frasi hanno un altro significato, perché il cervello le elabora diversamente. La stessa cosa succede quando scrivo la musica, la scrivo sempre di getto, sfruttando i momenti, l’ambiente che mi circonda, un momento di tristezza, di felicità, di malinconia, cercando di trasformarli in musica. In questo momento la musica è la parte della mia creatività che mi porta a dare di più, può darsi che in futuro qualcos’altro prenderà il posto della musica. Io con questo non voglio insegnare niente a nessuno, né dimostrare niente a nessuno; voglio solamente dare spazio al mio io, a quel bambino che è dentro di me e che non ha avuto la possibilità da piccolo di dimostrare quello che voleva fare. Secondo me tutte le persone dovrebbero cercare di tirare fuori tutto quello che hanno dentro, perché tutti abbiamo qualcosa da dare; a volte lo sappiamo ma non lo facciamo, a volte non lo sappiamo né gli altri ci stimolano a farlo. L’esperienza maturata in campo poetico mi ha aiutato in un certo modo; tuttavia l’estro di comporre musica l’avevo già da giovane, anche se nessuno mi ha spronato nel continuare su questa strada, per cui ad un certo punto ho abbandonato il campo. Quando ho ripreso a suonare per divertimento con gli altri, io già sapevo che sarebbe ritornata questa vena creativa e se qualcuno dei miei amici si permetteva di dirmi qualcosa in modo ironico, io gli rispondevo.” Aspetta e vedrai!” Ancora adesso dico ai miei amici aspettate e vedrete, perché so che succederanno altre cose, maggiori delle precedenti. Ne sono convinto. Non è presunzione. Ho scelto il dialetto per le mie canzoni perché questa lingua è molto musicale. Per me è stato facile fare musica col nostro dialetto, che non è un compito facile, ma diventa facile se le cose le vedi con semplicità. In questo momento le cose mi vengono semplici e quindi più facili. Qualcuno mi ha rimproverato perché non produco qualcosa in italiano. In futuro qualcosa in italiano la farò, o almeno ci proverò.

Come mai hai aspettato tanto prima di presentare nella tua terra il tuo primo CD “Nu stozzu de carta”?

Nel dicembre 2002 l’Assessore alla Cultura, prof. Carmine Zocco, mi contattò e mi propose la presentazione del mio primo CD a Tricase, ma io ero molto titubante nell’accettare, non perché non fossi sicuro, ma perché mi facevo condizionare da quello che avrebbe potuto pensare la gente di me. Sai nel tuo paese è sempre più difficile comunicare, farti capire. In base alla mia esperienza, al mio vissuto, ritengo che non tutti hanno il coraggio di fare delle cose o di presentarle nel proprio paese, forse per timore di quello che diranno poi. Questa mentalità è molto diffusa da noi. In seguito ho vinto questa titubanza e ho accettato la proposta dell’Assessore Zocco per il 13 aprile 2003.

E’ vero che è già pronto il secondo CD? Se si, quando uscirà? Lo presenterai per la prima volta a Tricase o sceglierai ancora la Svizzera?

Ci sono già i pezzi per il secondo CD e quei pochissimi che li hanno ascoltati hanno detto che sono all’altezza, se non superiori a quelli del primo. Il lavoro ancora non è terminato e non ho deciso niente al riguardo; tuttavia credo che lo presenterò ancora una volta in Svizzera, probabilmente in autunno, perché lì hanno sempre creduto in me e ci credono tuttora. Sarebbe un omaggio alla piena fiducia riposta nella mia persona. Fiducia che non sempre a Tricase ho riscontrato nonostante io abbia dato tanto.

Credi che le tue canzoni possano servire a promuovere e valorizzare il nostro territorio sia in Italia che all’estero?

Io amo il mio territorio, amo il Sud, amo Tricase. Credo che a lungo andare queste cose possano portare bene al Sud, anche perché io nelle mie produzioni mi rifaccio alle mie origini, al mio vissuto. Vivendo per molti anni con i miei nonni prima e con i genitori poi ho potuto imparare moltissimo da loro e le cose che ho imparato le sto riscoprendo giorno dopo giorno, quei suoni, quei movimenti, quegli atteggiamenti che io pensavo fossero morti ancora vivono in me, in un modo forte ed è per me un piacere riscoprirli giorno dopo giorno e comunicarli agli altri. E’ come riscoprire sé stessi. Attraverso la musica, attraverso il nostro dialetto io ho ritrovato quella identità che pensavo di aver perduto, e ora mi sento molto più forte, più sicuro per affrontare il futuro.

E’ vero che oltre a comporre poesie, scrivere canzoni, hai pronto un romanzo su Tricase e che cerchi un editore per pubblicarlo?

E’ vero. Ho scritto un romanzo 9 anni fa e l’ho finito di risistemare nel 1997. Il titolo del romanzo è : “La quercia e il peccatore”. Quell’anno stesso chiesi ad alcuni amministratori comunali un appoggio per la sua pubblicazione, senza però riuscire nell’intento. Da allora ho capito che qualsiasi cosa vuoi fare devi rimboccarti le maniche e fare da solo, come ho fatto con il primo CD e come farò per altre cose. Perché quello fatto fino ad oggi è solo l’inizio. Io sono del parere che tutto ciò che è frutto della creatività di una persona non deve morire, per cui io cercherò di dare voce sempre alla mia creatività e spero che anche gli altri abbiano la possibilità di tirare fuori tutto ciò che hanno dentro, perché se ciò non dovesse verificarsi sarebbe la fine del bello. Ritornando al mio romanzo sto ancora cercando un editore. Il manoscritto ora trovasi in Svizzera, perché lì c’è qualcuno che si sta interessando al mio lavoro, lo sta valutando: si parla addirittura della possibilità di tradurlo in tedesco.

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